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La storia

Il palchetto della musica

Le opere d’arte

 

 


La storia

La collina su cui è sita la Villa Comunale era di proprietà dei Padri Paolini e veniva usata da questi per ritiro spirituale.
Restò in buona parte incolta e “selvaggia” sino al 1846, quando in seguito ad una forte carestia si pensò di dissodarla perché venisse messa a coltura.
All’inizio vi furono naturalmente eseguite solo opere di disboscamento e di gradonatura dei fianchi e ciò per ordine diretto del Senato calatino. Questi lavori proseguirono sino al 1851 quando il governo borbonico mandò “il valente architetto palermitano Gianbattista Filippo Basile” perché venisse eseguito un piano organico per sistemare l’area a villa pubblica.
Il Basile definì nel 1852 il disegno di sistemazione, secondo il modello dei giardini inglesi. A rendere esecutivi ed attuare il piano generale disegnato dal Basile provvidero gli architetti calatini Salvatore Marino, Michele Fragapane e l’ingegnere civile Gaetano Aurichiella. Questi realizzarono anche l’ingresso principale con i due piloni sormontati da leoni accovacciati.
Lo stesso ingresso, sito lateralmente alla chiesa di S. Francesco di Paola, fu sostituito successivamente da un altro disegnato dall’arch. Saverio Fragapane, probabilmente contemporaneamente alla costruzione del Teatro Politeama–Ingrassia.
Dello stesso Fragapane è la cancellata che fa da recinto alla base del Teatrino del Bonaiuto.
Alla fine dell’Ottocento venne eseguita la grande zoccolatura in bugne di pietra della Marfisa addossata al Giardino Pubblico, lungo tutta la Via Roma.


 

Il Palchetto della musica nella Villa Comunale

L’ingegnere civile Gaetano Aurichiella, molto incline a trarre ispirazione dagli stili medievali, aveva progettato e realizzato, nel 1853, un grandioso palco musicale, in legno, trasportabile ed in stile goticheggiante, con colonnine tortili, statue allegoriche, scudi, festoni. Risultato troppo ingombrante nel 1859, venne ridotto nelle dimensioni dall’arch. Giambattista Nicastro che ne trasformò anche lo stile da gotico in linee rinascimentali.
Nei primi anni ’50 del Novecento fu ricostruito in cemento armato ed in stile moresco su progetto del geometra Salvatore Montalto, fu quindi decorato con piastrelle e motivi decorativi a rilievo di ceramica calatina, disegnati e realizzati da Antonino Ragona.

 

 Opere d’arte:
- XVI sec. - La Fontana realizzata dal fiorentino Camillo Camilliani, ubicata nella zona sud
- XIX sec- Le quattro stagioni.  Quattro figure femminili in terracotta, riprodotte dal ceramista Pino Romano sul modello originario di Giacomo Bongiovanni, poste all’ingresso 
- XIX sec.- I Vasi in terracotta istoriati, con scene di vita quotidiana, collocati nei viali, anch’essi riprodotti dagli artigiani ceramisti sul modello originario di Giacomo Bongiovanni. Le opere originarie  delle “quattro stagioni” e dei “vasi” si conservano all’interno di Villa Patti
- XIX-XX sec.- La Balconata in terracotta di stile liberty floreale della fabbrica Enrico Vella, delimita il punto più panoramico dell’altopiano prospiciente il piazzale principale della Villa
- XIX sec.- La Fiorera in terracotta, realizzata da Gioacchino Alì, è posta nella zona sud della Villa Comunale


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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