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Caltagirone ha dato i natali a illustri personaggi che si sono distinti nel campo della fede, della cultura, della letteratura, della politica e dello sport e soprattutto nella lunga militanza contro il fascismo del secolo scorso.
Hanno sempre testimoniato la loro piena adesione agli alti valori di fede cristiana, di libertà e di democrazia e insieme la loro appartenenza alla Città, ancora oggi rappresentando un grande esempio.

 

Beata LUCIA
(XIII-XIV sec.)

beata lucia

 

La Beata Lucia, terziaria francescana di elevata cultura ascetica, nacque in Caltagirone da pii e nobili genitori.
Sin da piccola dimostrò sempre attaccamento alle opere religiose per cui scelse a sua maestra di vita spirituale una Religiosa della Città di Salerno, venuta a Caltagirone, di cui seguì l'arduo ma santo consiglio di seguire la sua vocazione dandosi completamente a Dio.
E poiché trovò alquanto ostilità nei suoi genitori, fuggì di casa, dopo averli implorati perché la lasciassero libera di farsi suora.
Per segnalate virtù venne eletta Superiora del Monastero.
Consunta per indefesse fatiche e mortificazioni corporali, cadde in una grave e pericolosa infermità e, verso la fine dell'anno 1300, fra le preghiere delle sue religiose, baciando le Piaghe delle mani, piedi e costato di Gesù Cristo, lasciò il mondo serenamente così come era vissuta.
Dopo la morte ebbero luogo tanti prodigi che furono ritenute unanimemente prova sicura della sua santità.
I sacri resti trovansi nell'Altare delle Reliquie del magnifico Duomo normanno di Salerno, chiusi in una artistica preziosa urna di bronzo dorato.
Dal Senato municipale, nel 1654, con pubblica venerazione fatta nella Basilica del Santo Patrono, venne eletta Compatrona della Città di Caltagirone, e, nella Cattedrale, un'apposita urna conserva alcune reliquie (un braccio) portate in Caltagirone da Padre Innocenzo Marcinò.

 

GUALTIERO
(XIII SEC.)

gualtiero

 

Gualtiero, discendente da un'illustre famiglia è vissuto a Caltagirone intorno alla metà del XIII secolo.

La sua opera ebbe risonanza generale in occasione della rivolta siciliana contro gli Angioini.
Aderì dapprima al movimento in favore di Pietro d'Aragona ed insieme al fratello Pietro fu scelto a far parte dei cento cavalieri che dovevano accompagnare il re Pietro d'Aragona nel duello con Carlo d'Angiò. Ma quando questi cominciò a trascurare la Sicilia, Gualtiero tentò un'insurrezione a favore dell'indipendenza dell'Isola risollevando la bandiera su cui era scritto: "Bonu statu e libertà".
Abbandonato dai suoi, fu giustiziato a Caltagirone nella Piazza di S. Giuliano, oggi Piazza Umberto, il 22 Maggio 1283.
Emanuele Taranto nella sua "Biografia di Giovanni Burgio" così scrive di Gualtiero: "uno dei quattro generosi che a bandir vendetta dell'onor dei fratelli, messo giù e calpestato dalla non più sofferibile tirannia angioina, alto levarono il grido e seppero dare il segno del famoso Vespro siciliano".
Nel 1983, VII centenario del martirio di questo grande eroe calatino, la Città di Caltagirone, ha posto una lapide in marmo in Piazza Umberto, dove venne giustiziato ed ha realizzato un monumento in sua memoria.

 

GIOVANNI BURGIO
(1405-1469)

 

 

giovanni burgio

 

 

 

Giovanni Burgio, medico, diplomatico e teologo, nacque a Caltagirone verso il 1405.
Promettente ingegno, per le sue povere condizioni finanziarie venne inviato agli studi a spese del Comune ottenendo la laurea in medicina.
Molto abile nel trattare la Cosa pubblica, tenuto in gran reputazione dai suoi concittadini, caldo difensore delle patrie cose, con voto unanime del Senato caltagironese, venne inviato, quale ambasciatore, a trattare col Viceré Ximenes de Urrea nel 1445.
Dal Parlamento generale tenuto a Messina fu scelto quale ambasciatore alla Corona.
Essendosi recato alla Corte di Re Alfonso in qualità di ambasciatore della sua città natale, in quella occasione lo guarì salvandolo da morte certa; salvò anche la vita al Pontefice Paolo II e ad altri insigni personaggi.
Venne nominato Giurato della Città di Caltagirone, onore fino allora concesso solo ai discendenti da famiglia patrizia.
Per le sue eccelse doti di teologo, per desiderio di Re Ferdinando, venne eletto da Papa Paolo II Vescovo di Manfredonia e poi di Mazara, ed infine Arcivescovo a Palermo, dove morì il 6 Gennaio 1469.
Le sue spoglie vennero portate a Caltagirone in forma solenne e, presenti Senato, nobiltà e popolo, vennero inumate nelle Chiesa di Santa Maria del Monte, allora Chiesa maggiore della Città.
Fu lui che, col beneplacito di Papa Callisto, trasportò a Caltagirone molte sacre reliquie, tra cui un pezzetto dell'osso di un braccio di San Giacomo Maggiore, protettore della Città.

 

BONAVENTURA OTTAVIO SECUSIO
(1558-1618)

bonaventura ottavio secusio

 

Bonaventura Ottavio Secusio, diplomatico, nacque nel 1558 da una delle primarie e più cospicue famiglie di Caltagirone e morì a Catania il 29 Marzo 1618 in qualità di Vescovo.
Studiò nel Collegio dei Gesuiti di Caltagirone nel 1570 passando poi all'Università di Catania a perfezionare gli studi.
Tornato in Patria entrò nell'Ordine dell'Osservanza di San Francesco, ed occupò la carica dei Minori Osservanti.
Fu Nunzio Apostolico di Clemente VIII.
Incaricato dal Cardinale Aldobrandini, nipote di Clemente VIII, di condurre trattative fra il Re Filippo II di Spagna ed Enrico IV di Francia, vi riuscì brillantemente ricevendo dal Pontefice, in compenso il titolo di "Patriarca di Costantinopoli".
In seguito portò a compimento altre trattative di pace tra Enrico IV ed il Duca di Savoia Carlo Emanuele.
Fu Canonico di San Pietro, Patriarca di Costantinopoli, Vescovo di Patti nel 1600, Arcivescovo di Messina nel 1605, e morì Vescovo di Catania nel 1618.
I suoi resti mortali si trovano sepolti nella Cattedrale di Catania.
Scrisse le seguenti opere:
-"Statuta constitutiones et decreta pro salubri redimine totius seraphicae religiones" (inseriti nella Cronologia dell'Ordine di San Francesco).
-"Historia pacis intr Philippum II hispaniarum et Henricum IV gagliarum reges"
-"Costitutiones synodales Ecclesiae catanensis" .

 

NICCOLO' LONGOBARDI
(1559-1654)

niccol longobardi

 

Niccolò Longobardi, missionario, nacque a Caltagirone nel 1559 e morì a Pechino il 1° Settembre 1654.
Il nome cinese del celebre missionario, gesuita, è Long-Hoa-Min.
Appartenne alla Compagnia di Gesù e fu per cinquantotto anni missionario in Cina dove fondò quindici case di Gesuiti.
Peritissimo nella conoscenza della lingua cinese, pubblicò varie opere sulla dottrina di Confucio, e corresse, con altri padri, con un assiduo lavoro durato oltre quindici anni, il calendario cinese a spese dell'imperatore dal quale ricevette la nomina di "Mandarino".
Morì santamente a Pechino il 1° Settembre 1654 all'età di novantacinque anni ed il suo corpo riposa nel cimitero della Cattedrale Cattolica di quella città.
Alle esequie religiose intervennero i Mandarini che l'onorarono sommamente chinando, secondo il rituale cinese la fronte sino a terra.
La Città di Caltagirone a ricordo ha posto una lapide nella casa nativa, in Via Luigi Sturzo.

 

INNOCENZO MARCINO'
(1589-1655)

innocenzo marcinn

 

P. Innocenzo Marcinò, nacque nel 1589 a Caltagirone. Fu Ministro Generale dei Frati Minori Cappuccini dal 1644 al 1650.
Lettore, maestro dei novizi, Definitore, Ministro Provinciale nel 1635.
Visitatore e Commissario Provinciale nella Provincia di Messina e Provinciale in quella di Otranto.
La sua visita generalizia a tutte le province dell'Ordine fu una continua apoteosi.
Anche i regnanti rimasero attratti dal suo fascino. Papa Innocenzo X lo volle Legato presso le corti di Spagna e di Francia per la pace della guerra dei Trent'anni (1618-1648).
Oratore straordinario: la sua predicazione era di grande efficacia.
Importanti gli scritti: Grammatica Ebraica e Prediche Quaresimali, conservati nel Museo dei frati Cappuccini di Caltagirone.
Morì il 16 Novembre nel 1655 nel patrio Convento.
Il processo per la sua beatificazione cominciò nel 1893, riprese nel 1923 e nel 1995 è stata approvata la Positio Storica.
Nel 1982 la Città di Caltagirone, in suo onore, ha realizzato un monumento con statua in bronzo.

 

PIETRO PAOLO MORRETTA
(1602-1673)

pietro paolo morretta

 

Pietro Paolo Morretta, giureconsulto, nacque a Caltagirone nel 1602 ed ivi morì 1° Luglio 1673.
Fu giureconsulto sommo per ingegno e per dottrina, saldo propugnatore dei diritti della sua città natale, incurante delle persecuzioni cui andava incontro, e che fu costretto a subire.
Di famiglia patrizia, fu barone di Mautana e Giudice della Gran Corte scelto da Filippo IV.
Scrisse varie opere giuridiche e una storia di Caltagirone dal titolo: "De Caltagirono brevis notitia".
I suoi resti mortali si trovano sepolti nella Basilica del Santo Patrono San Giacomo, presso l'altare della Beata Lucia.

 

BALDASSARE PAGLIA
(XVII sec.)

 

Baldassare Paglia, umanista, incoronato poeta pubblicamente a tredici anni, nacque a Caltagirone e fu caro ai più illustri italiani del tempo.
Visse nel XVII sec. Fu maestro di filosofia, teologia e storia ecclesiastica in Pistoia, e professore del Liceo di Napoli ove fu apprezzato dal Viceré, conte di Santo Stefano. Fu anche lettore di teologia nel seminario di Bologna.
Scrisse un poemetto "Il trionfo del Divino Amore", epigrammi, satire, discorsi letterari e accademici, quaresimali e trattati di filosofia e teologia.
Morì a quarantadue anni.


FRANCESCO APRILE
(1658-1723)


Francesco Aprile, filosofo e storico, nacque a Caltagirone il 31 Ottobre 1658.
Fu uomo di profonda erudizione e giovanissimo fu chiamato ad insegnare filosofia e teologia nell'ateneo di Catania.
Colpito dalla morte nel 1723 non potè mandare a compimento le opere "Sicilia sacra", "Caltagirone sacro" e "Caltagirone nobile", che rimasero incomplete. Degna di menzione la sua opera "Cronologia della Sicilia" edita postuma a Palermo nel 1725.

 

SALVATORE BONGIOVANNI
(1769-1842)

 


Salvatore Bongiovanni, scultore e Professore di scultura all'Accademia di Firenze, nacque a Caltagirone il 14 Marzo 1769 e morì a Firenze il 20 Gennaio 1842. E' sepolto nel Chiostro del Convento di Ognissanti a Firenze.
Già da bambino attratto dall'osservazione della realtà, da giovane, fornito di pronto e versatile ingegno, sviluppò le sue tendenze a ritrarre in plastica, come il fratello Giacomo anche lui celebre plasticatore, scene e costumi degli uomini che modellava sempre come nuove creazioni. Non ebbe maestri, ma con la sua tenace volontà, pur continuando ad aiutare il padre, sarto, nelle sue faccende, riuscì a ritrarre dal vero i costumi popolari alternando lo studio del vivo tale quale egli lo vedeva, a quello dei capolavori antichi.
Stretto dalla dura necessità di procacciarsi da vivere, fu costretto ad abbandonare lo studio del classico antico e a tornare alle figurine, che egli celiando chiamava "la fabbrica dei costumi", senza tralasciare la composizione di bozzetti in bassorilievo cui più che ad altro era inclinato.
Chiamato da un giovane scultore, Giuseppe Spedolo da Treviso, si recò a Firenze nel 1791 e lì vi rimase sino alla morte.
Insegnò Scultura all'Accademia di Firenze ed eseguì i magnifici bassorilievi della villa dell'Arciduca Ferdinando III.
Lasciò numerosi e pregevoli lavori, che si possono ancora oggi ammirare nella Galleria Palazzo Pitti a Firenze ed in varie Chiese e numerosi palazzi della Toscana.
Degni di menzione i lavori in bassorilievo seguenti: Enea ed Anchise; Ercole che libera Alcesti dall'Inferno; Dedalo in atto di legare le ali ad Icaro; Coriolano esiliato dalla patria che dice addio ai figli e alla moglie; Arianna in atto di abbracciare Teseo che ha ucciso il Minotauro; Enea in atto di incamminarsi alla pugna; Achille che piange la morte di Patroclo.

 

GIACOMO BONGIOVANNI
(1772-1859)

giacomo bongiovanni

 

Giacomo Bongiovanni, nacque nel 1772 a Caltagirone, dove visse ed operò e in cui era fiorentissima, e lo è ancora, l'arte e l'industria della ceramica.
Acuto, spiritoso osservatore della vita popolare siciliana, modellò nella terracotta, con piacevole naturalismo, tipi di pastori, di borghesi, di venditori, scenette di lavoro e di risse, fedele nel rendere la varietà pittorica dei costumi e nel formare l'espressione e il gesto più significativo per la rivelazione di uno stato d'animo.
Tenne bottega col nipote Giuseppe Vaccaro e sovente le opere della Bottega recano la firma: Gia-Giu Bongiovanni Vaccaro (Giacomo e Giuseppe Bongiovanni Vaccaro).
Le sue opere sono sparse per tutto il mondo; a Caltagirone si ammirano soprattutto nel Museo Regionale della Ceramica e nella Basilica di San Giacomo; a Palermo nel Museo Nazionale.
Morì nella sua città natale il 6 Dicembre del 1859 e venne tumulato nella vicina chiesa di San Bonaventura, insieme ad altri pittori noti di Caltagirone.


VACCARO
(famiglia di scultori e pittori)

francesco vaccaro

 

Francesco Vaccaro
Giuseppe, scultore, nato a Caltagirone nel 1783, ivi morto nel 1856.
Fu rinomato per le sue sculture in legno, delle quali ancora oggi si ammirano: il "Cristo morto" del 1850, custodito nella Cattedrale di Caltagirone e la "Madonna morta" custodita a Modica.
Collaborò anche, come pittore, a moltissime opere, che vanno sotto il nome del fratello Francesco.
Francesco, fratello minore, nato a Caltagirone nel 1808, ivi morto il 15 Luglio 1882.
Fu fortemente inclinato verso la musica, ma la necessità della famiglia lo costrinse a procurarsi un'immediata possibilità di guadagno in quanto, a quel tempo dava poco da vivere. Egli quindi crebbe alla scuola del fratello, cominciando così la sua carriera artistica. Venne inviato all'Accademia delle Belle Arti a Palermo perché studiasse sotto la guida del Patania.
Eseguì da solo e talvolta in collaborazione con il fratello Giuseppe, innumerevoli quadri sparsi per le varie chiese della Sicilia, nonché molti ritratti.
Le sue tele dipinte con una rapidità incredibile mostrano correttezza di disegno, imitazione sincera del vero e soave idealità.
Insuperabile riuscì nella pittura sacra e le sue Madonne, messe insieme, per numero e per bellezza, costituiscono una collezione interessantissima.
Mario, figlio di Francesco, nato a Caltagirone nel 1845 e morto giovanissimo, a 20 anni, ereditò dal padre un profondo sentimento dell'arte, lasciando indubbi segni della sua genialità; per quanto giovanissimo lasciò prove splendide del suo ingegno; ne fanno fede i suoi saggi custoditi nel Museo Nazionale di Palermo ed i bozzetti che si conservano nel Museo Civico di Caltagirone. La sua opera maggiore, "La Nina Sicula", autentico capolavoro, è anch'essa custodita nel Museo delle Ville Storiche caltagironesi a Villa Patti (vedi musei civici).

 

ALESSIO NARBONE
(1789-1860)

alessio narbone -1

 

Alessio Narbone, storico, il più grande erudito dell'Ottocento siciliano, nacque a Caltagirone il 9 Agosto 1789 e morì a Palermo il 12 Dicembre 1860.
A sedici anni indossò l'abito della Compagnia di Gesù e nel 1817 fu ordinato Sacerdote.
Prescelto più volte dal suo Superiore passò celermente tutti i gradi della gerarchia religiosa finché giunse a Padre Professo.
Salì al grado di esimio professore del Collegio di Palermo e insegnò letteratura, filosofia e teologia dogmatica, dando luce a svariatissime opere di erudizione, ed annotando e compendiando la "storia di ogni letteratura" di Giovanni Andrei.
Scioltisi nel 1848 i due collegi dei Gesuiti di Palermo, il Narbone si rifugiò in Sant'Antonio e dopo nel Seminario Vescovile, dove veniva eletto professore di retorica.
Dopo la restaurazione ritornò all'antica sua casa.
Espulsi un'ultima volta i Gesuiti nel 1860 il Narbone, travagliato da mali e da avversità, non potè partire da Palermo e trovò ospitalità nell'infermeria dei Sacerdoti. In questo luogo, furono messi a soqquadro e a saccheggio i manoscritti che il Narbone aveva salvato dalla rivoluzione con suo grave pericolo.
La perdita di tali manoscritti aggravò le sue malferme condizioni di salute, ed il 12 dicembre di quell'anno cessò di vivere.
Il fratello raccolse con grande stento gli ultimi due volumi inediti della "Storia letteraria sicula" e li diede alle stampe.
Fra le sue opere citiamo, oltre quelle sopra elencate le seguenti: Diario sacro palermitano; Vita di San Lucio I Papa e martire; Prerogativa della Chiesa siracusana; Sopra i caratteri del vero letterato; Istituzione di lingua latina; Della origine della lingua e poesia siciliana; Della diplomatica siciliana; Bibliografia sicula sistematica (in 4 volumi).
Gli "Annali siculi"; gli "Elogi siculi"; il "Glossarium selectum scolastico-barbarum latinum donatum" ed altre opere inedite si conservano nella Biblioteca Nazionale di Palermo.

 

EMANUELE TARANTO
(1801-1887)

emanuele taranto -2

 

Emanuele Taranto, naturalista, archeologo, bibliofilo e letterato insigne, nacque a Caltagirone l'8 Giugno 1801.
Fu autore di varie monografie, in cui dimostrò dottrina e pazienza ammirabili.
Spese parte della sua vita nel riordinare e coordinare la Biblioteca Comunale, che da lui prese nome, raccogliendo e custodendo in essa molti rari e preziosi manoscritti incunaboli, che andarono perduti miseramente nell'incendio della Biblioteca del 1901, in massima parte.
Fu fondatore del Gabinetto di Archeologia e Storia Naturale, primo nucleo degli attuali Musei Civici "Luigi Sturzo".
Pubblicò la "Biografia di Giovanni Burgio".
Morì a Caltagirone il 29 Giugno 1887.


VACCARO – BONGIOVANNI
(famiglia di plasticatori / figurinai)

 

g.ppe vaccaro -figur 1 giacomo vaccaro

 

Giuseppe Vaccaro - Giacomo Vaccaro
Giuseppe Vaccaro, nacque a Caltagirone nel 1807, e ivi morì il 28 Novembre 1889.
Fu un valente figurinaio della rinomata scuola calatina, allievo e nipote di Giacomo Bongiovanni.
Sin da bambino fu un assiduo frequentatore della casa dello zio, il che giovò all'apprendimento precoce che della sua arte. Il Bongiovanni non mancò di trasfondere in lui ogni segreto e risorsa tecnica della sua lunga esperienza artistica nel campo delle figurine, per il modellamento e la colorazione.
Continuò meravigliosamente l'arte della terracotta colorata, facendo conoscere gran parte della produzione caltagironese nei principali centri d'Europa e d'America.
L'arte del Vaccaro pur continuando ad avvalersi pienamente dall'insegnamento dello zio, se ne distacca parecchio per i soggetti trattati, che sono assai più vari, come quelli tratti dalla borghesia e dall'aristocrazia del tempo. Tentò anche soggetti storici e storico-religiosi. Partecipò a diverse esposizioni e nel 1838 a Palermo presentò, per la prima volta, gruppi in terracotta non colorati. Ebbero un effetto sorprendente ed ottenne la medaglia d'argento.
Collaborò attivamente con il Bongiovanni nella realizzazione dei quaranta vasi ornamentali del Giardino Pubblico. Nel 1882 collaborò anche con Padre Benedetto Papale ed altri artisti per il presepe monumentale della Chiesa di Sana Maria di Betlemme in Modica, realizzando tutte le figure dei pastori. Sono sue anche le figure del presepe stabile della Cattedrale di Caltagirone, più piccole ma ugualmente belle ed originali. La sua operosa attività artistica fu coronata dalla medaglia ottenuta all'Esposizione Vaticana del 17 ottobre 1888.
Alla sua morte, avvenuta il 28 novembre 1889, i suoi figli Salvatore e Giacomo, continuarono validamente l'arte paterna. Il 24 agosto 1890 nella casa nativa dei Bongiovanni-Vaccaro l'Amministrazione Comunale pose una lapide che ricordasse gli artisti scomparsi.
Salvatore, figlio di Giuseppe nacque a Caltagirone il 13 Novembre 1837.
Artista figurinaio meno noto rispetto al padre ed al fratello, continuò degnamente l'arte del plasticatore lasciando moltissimi lavori in terracotta colorata.
Lavorò assiduamente con il fratello Giacomo, firmando insieme a lui i lavori della comune bottega. Nella vivacità del tocco si sente l'ammodernamento portato nell'arte delle figurine dai due giovani maestri e si nota l'abbigliamento diverso e più sciolto con cui sono rappresentati i nuovi tipi da loro creati. Morì a Caltagirone il 16 Luglio 1901.
Giacomo, figlio di Giuseppe, nacque a Caltagirone il 4 Settembre 1847 e ivi morì il 4 Gennaio 1931.
Fu l'ultimo dei grandi della nobile schiera dei plasticatori caltagironesi.
Sin da giovane ereditò dal padre Giuseppe, l'arte della lavorazione della ceramica colorata, ricavando nuovi tipi e soggetti, che erano un segno personale di una capacità vigorosa e soprattutto di finezza ironica nei volti delle figurine. Avendo molte richieste provenienti da vari paesi europei e anche dall'America si trasferì a Catania e dopo a Napoli. Qui la vitalità dell'ambiente lo entusiasmò tanto, come ben si nota dalle numerose opere che raffigurano scugnizzi, pescivendoli, barche piene di pescatori e quant'altro. Tuttavia, l'anima dell'artista siciliano si sente più intensa in altre sue opere quali gruppi, pastori e soggetti che ci mostrano chiaramente come anch'egli continuasse la tradizione bongiovannesca dei costumi siciliani, con grande abilità e capacità.
Oltre alle opere suddette, di lui si conosce il rilievo con San Gioacchino, Sant'Anna e Maria Bambina nel portale della Chiesa di Sant'Anna.
Nel 1918 a Caltagirone, don Luigi Sturzo, pro-sindaco, aprì la scuola di ceramica, (oggi Istituto Statale d'Arte per la Ceramica) che reclutò gli ultimi maestri dell'antica tradizione calatina tra cui anche il figurinaio Giacomo Vaccaro. La scuola, grazie alla loro attiva collaborazione, poté creare nuove generazioni di artisti-artigiani, affinati nella tecnica e nell'arte che potessero recepire, in qualunque tempo, le tradizioni locali.
Morì a 84 anni vedendo decadere l'arte per la quale era vissuto tra disperazione e speranza di un impossibile ritorno al passato di cui fu attento testimone.


GASPARE ANTONIO LA ROSA
(all'incirca 1819-1868)

 

Gaspare Antonio La Rosa, giureconsulto di chiara fama, appartenne a nobile famiglia caltagironese.
Si sconosce la data esatta di nascita che si suppone sia avvenuta nell'anno 1819, considerato che morì a 49 anni, il 12 Marzo 1868.
Lasciò un numero rilevante di opere giuridiche fra cui: "Imprescrittibilità e reintegra dei beni usurpati ai Comuni"; "Difesa de la validità di un matrimonio"; "Alla Camera dei Comuni del 1848 rivendica di diritti per Caltagirone"; "Espropriazione per pubblica utilità"; "Sull'antichità, onori, immunità e privilegi di Caltagirone".


SALVATORE GRITA
(182-1912)

salvatore grita

 

Salvatore Grita, scultore, nacque a Caltagirone il 15 Marzo 1828 e ivi morì nel 1912.
Fu artista geniale, che concepì ed eseguiì lavori magnifici adesso sparsi per il mondo, e ben giudicati dalla critica.
Esordì a Napoli nel 1856 con una statua dal vero che intitolò "La speranza nella sventura". Un altro suo grandioso lavoro è il monumento esposto nel 1877 a Napoli e nel 1884 a Torino, dal titolo "La notte del 27 maggio 1860 a Palermo"; l'opera raffigura un episodio del bombardamento avvenuto nella città siciliana e venne giudicata pregevole sia per la scelta del soggetto, sia per la sapiente modellatura.
Non meno eccellente per modellatura è la statuetta "Una piccola proletaria" che nel 1881 espose a Milano.
Assai ammirata fra i molteplici lavori del Grita fu "La cieca che legge", in grandezza naturale, che ha espressione di vita e atteggiamento che commuove, e che fu esposta a Firenze nel 1870.
Salvatore Grita è stato anche brillante giornalista, e qualche volta polemista vigoroso e argutissimo.
Nel 1884 pubblicò in Roma un volume di "Polemiche Artistiche", nel quale manifestò tutte le sue idealità, e narrò le lotte sostenute nel campo dell'arte, e le ingiustizie patite.
Altre opere: Alla coscienza dei giovani; Il voto di castità; La vera beneficienza; Una giovane cieca; i busti di Massimo D'Azeglio, di Paolo Mascagni, della Regina Margherita.
Nel 1860 abbandonò temporaneamente l'arte per unirsi a Garibaldi.

 

GAETANO CRESCIMANNO - Duca D'Albafiorita
(1832-1913)

gaetano crescimanno

 

 

Gaetano Crescimanno, musicista insigne, nacque a Caltagirone il 9 Ottobre del 1832 e ivi morì il 31 Luglio 1913.
Dimostrò fin dalla giovane età una passione immensa per le arti belle, prediligendo la musica.
Musicò attenendosi rispettosamente al testo integrale il "Filippo" di Alfieri che nel 1865 ebbe felice accoglienza sulle scene del Teatro Pergola di Firenze, meritandosi il titolo di "ardito siciliano". La critica con lui fu alquanto severa ma infine dovette riconoscere di trovarsi di fronte ad un eletto ingegno di compositore.
L'opera che maggiormente affermò il valore artistico del Maestro Crescimanno è la "Maria Tiepolo" composta nel 1875 e data per la prima volta a Roma al Teatro Argentina con brillantissimo successo; fu quindi rappresentata al "Covent garden" di Londra, al Teatro Reale di Malta, al Teatro Garibaldi di Caltagirone e ad Anversa sempre con ottimo lusinghiero successo.

 

GIANBATTISTA NICASTRO
(1832- 1903)

giambattista nicastro

 

Gianbattista Nicastro, architetto, nacque a Caltagirone nel 1832 e ivi morì nel 1903. Fu uno di quegli architetti che, in linea con la cultura europea contemporanea, operarono secondo i repertori dell'eclettismo, ma affidandosi a una sensibilità culturale che raramente li conduce alla sterilità del sincretismo fine a se stesso. La precisa idea che la ripresa degli stili architettonici dovesse rispondere ad una necessità e manifestare obiettivamente la funzione dell'opera e, allo stesso tempo, corrispondere allo spirito di un'epoca, è già chiaramente denunciata dalle scelte decorative in esempi come quello della ricostruzione del palchetto per la musica del Giardino Comunale di Caltagirone (sorto nel 1853 su progetto di G.B.Filippo Basile). In questa occasione Nicastro riduce le dimensioni e trasforma i caratteri decorativi (da neogotici a neorinascimentali) del palchetto in legno progettato nel 1853 dall'ing.Gaetano Aurichiella.
Il 20 Marzo del 1866 G.B.Nicastro aveva offerto gratuitamente al Comune di Caltagirone, in riconoscenza della borsa di studio, il progetto monumentale per il Cimitero; qui usa il neogotico e, riprendendo lo schema a croce già ideato da G.B.Filippo Basile in una precedente stesura, crea un continuum architettonico porticato con archi acuti e colonne; al centro, nella piazza ottagonale, colloca un obelisco sormontato dall'Angelo della Resurrezione. Ricorre in tutto l'impianto la forma ottagonale, simbolo del passaggio alla sfera celeste. Nel 1866 si occupa della costruzione del Nuovo Macello Pubblico di Caltagirone che costituisce il primo esito di un vasto tentativo di realizzazione delle problematiche dell'igiene urbana. Nel 1867 realizza l'Ospedale delle Donne che si rivela uno degli interventi più delicati che l'architetto realizza durante la sua carriera, esprimendovi la cultura architettonica fiorentina che aveva assorbito. Nel 1864 partecipa al concorso per la ristrutturazione e trasformazione in sede municipale del palazzo dei Principi di Bellaprima, una delle prime opere più importanti; ottiene l'incarico, e i lavori di ricostruzione della facciata verranno eseguiti nel 1873, l'intervento dell'architetto sull'edificio preesistente consiste nell'integrale rifacimento della facciata, per ricostruirla secondo i nuovi canoni stilistici dell'epoca; e realizza anche lo scalone monumentale nel 1881, completandolo nel 1883, ed aveva anche eseguito tutte le decorazioni in marmo. Nel 1876 il Sindaco della città incaricava Nicastro di occuparsi dei restauri dell'ex Collegio degli studi dei Gesuiti ed egli presenta il suo progetto. Gli vengono poi affidati i lavori di sistemazione della viabilità della Città di Caltagirone, nell'ambito dei quali avviene la trasformazione dell'edificio seicentesco della Corte Capitaniale, sia all'interno che nell'assetto del volume. Nel 1872 fece anche il piano regolatore della città. Nel 1888 progetta, su incarico di Padre Carlo Mellini, la nuova facciata della chiesa di S.Lucia le cui decorazioni in terracotta sono andate in gran parte perdute. Nel 1902 Nicastro impostava la sua ultima opera, il Palazzo Patti, secondo un eclettismo rispettoso degli schemi proporzionali del Cinquecento, e l'impostazione degli ambienti rimaneva quella classica in compagnia del precedente impianto del tardo settecento.

 

BENEDETTO PAPALE
(1836-1913)

p.benedettopapale

 

P.Benedetto Papale, nacque a Caltagirone il 13 Febbraio 1836, e ivi morì il 23 Aprile 1913.
Il padre volle che vestisse l'abito dei Minimi di San Francesco di Milazzo - dove cominciò ad eseguire i primi paesaggi ed opere a carattere devozionale - mentre il nostro artista avrebbe voluto dedicarsi al sacerdozio.
Benedetto Papale sentiva una grande vocazione per le belle arti, e nel silenzio della cella claustrale si diede ad eseguire disegni di paesaggi dal vero e poi a riprodurre i disegni a rilievo.
Studiava assiduamente i più bei punti di vista della contrada, convinto che il vero nell'arte è fondamento della bellezza, e sul vero basò tutta la sua opera, che doveva dargli fama di grande artista.
E tale egli divenne, infatti produsse lavori meravigliosi per esattezza di rappresentazione, per colorito naturalissimo, per sapiente riproduzione di scene della vita campestre, per grande armonia delle parti con l'insieme, riprodusse anche molti disegni a rilievo.
La maggiore predilezione di lui fu per gli argomenti di carattere religioso.
La riproduzione del "Presepe" fu l'opera nella quale trasfuse tutta la sua genialità e ne realizzò a Caltagirone, a Malta, a Palermo, a Modica e a Ragusa.
Alla Seconda Esposizione Agricola Siciliana di Catania, nel 1907, espose quattro miniature a rilievo lavorate su pezzi di sughero, con artifizio tale da ingannare il più intelligente osservatore e, destando la meraviglia e l'ammirazione generale.
Nel 1882 eseguì "Il Presepe" nella Chiesa di Santa Maria di Betlemme, in Modica considerato il suo capolavoro.
Fu anche inventore ed esecutore delle celebri illuminazioni della Scala S.Maria del Monte, come disegni figurati e policromi.

 

GESUALDO CLEMENTI
(1848-1931)

gesualdo clementi

 

Gesualdo Clementi, clinico, medico e chirurgo, nacque a Caltagirone il 25 Aprile 1848.
Fu clinico insigne, Professore ordinario di medicina e chirurgia operatoria e Direttore dell'Istituto dell'Università di Catania che da lui prese nome.
Fu per più anni Magnifico Rettore dell'Università di Catania e per il suo profondo senso di umanità e per la sua profonda cultura fu un benemerito della scienza.
A Gesualdo Clementi si debbono molte pregevolissime pubblicazioni di carattere tecnico-scientifico, tra le quali degni di nota sono: "Protesi immediata definitiva nelle resezioni del mascellare inferiore"; "La castrazione della donna nella cura dei miofibromi dell'utero"; "Aneurisma spontaneo della carotide interna"; "Importanza delle emorragie nelle resezioni del fegato"; "Del governo delle ferite penetranti nella cavità addominale"; "Contributo clinico alla cura chirurgica dell'ascite nella cirrosi" e "Diagnosi e cura della calcolosi degli organi e delle vie urinarie".
Morì a Catania l'8 Novembre del 1931.


GIORGIO ARCOLEO
(1850-1914)

giorgio arcoleo

 

Giorgio Arcoleo, nacque a Caltagirone il 15 Agosto 1850 da Gaetano Arcoleo e Benedetta Alessi. Studiò nella sua città fino al liceo, dimostrando fin da bambino acutezza d'ingegno e tendenza critica ben delineata.
Lasciò quindi Caltagirone trasferendosi a Napoli per compiere gli studi universitari. Lì fece parte della gloriosa scuola di Francesco De Sanctis e pubblicò in questa epoca uno studio notissimo sulla Maschera di Pulcinella (Un filosofo in maschera – in Nuova Antologia 1872) in cui già si vede la passione per l'indagine letteraria, passione che non lo abbandonò mai più.
Ma il suo spirito era anche attratto dagli studi giuridici e tra essi preferì quelli di Diritto Costituzionale in quel periodo travagliato da profondi dissensi fra gli studiosi. Infatti vigevano due scuole: la "giuridica" e la "politica", secondo le prospettive che si desiderava dare ai problemi che si presentavano. Egli preferì fare opera di fusione intelligente, sostenendo anche con l'esempio l'utilità di integrare con l'indagine storico-politica l'arido schematismo delle forme giuridiche.
Per tali studi, iniziati nel 1875, conseguì la cattedra universitaria in giovane età. L'Università di Pavia fu la sua prima sede, poi quelle di Palermo e Napoli.
Preferì Napoli dove restò acclamato maestro fino alla sua morte, avvenuta il 7 Luglio 1914.
Eletto deputato a Catania nel luglio del 1885, rimase alla Camera fino al 1900 e fu più volte Sottosegretario di Stato. Esercitò con finezza di ingegno anche l'avvocatura.
Nel 1902 fu nominato Senatore.
Intorno al 1900 perdette la vista, ma non per questo si esaurì la sua attività molteplice, che continuò a svolgere con immutato vigore. Al Senato rimase memoranda la parte da lui presa nella discussione sulla riforma della Camera alta (1911).
Di lui ci restano molti pregevoli studi letterari, politici e giuridici che testimoniano ancora del suo ingegno e della vivezza del suo spirito.

 

GESUALDO DI BARTOLO
(1858-1940)

gesualdodibartolo

 

Gesualdo Di Bartolo, ceramista, nacque a Caltagirone il 22 Aprile 1858 e ivi morì il 21 Ottobre 1940. Visse i primi anni alla scuola del padre, che, austero di costumi, seppe imprimere un carattere sobrio a tutte le manifestazioni della sua vita. Frequentò la scuola serale, lavorando di giorno nella fabbrica del padre.
Nel 1876 si iscrisse ad una scuola di disegno, meritando la lode dei professori e ricevendo, in dono, libri di architettura.
Nel 1882, a spese del Comune, venne inviato in una delle più importanti sedi italiane: a Firenze, dove studiò all'Accademia delle Belle Arti. Compiuti gli studi ritornò alla città natale. Partecipò a diverse esposizioni ricevendo medaglie d'oro e d'argento per i suoi lavori, nonché la Croce al Merito del Lavoro (Roma 1899).
Lasciò numerosi capolavori d'arte.


AGESILAO GRECO
(1866-1963)

agesilo greco

 

Agesilao Greco, campione mondiale di armi nobili, nacque a Caltagirone il 17 Gennaio 1866 e morì a Roma il 17 Ottobre 1963.
Giovanissimo, a 17 anni, fu volontario nell'Esercito e ammesso quale allievo alla Scuola Magistrale di Scherma di Roma.
Nominato maestro d'armi, riuscendo il primo del corso, fu trattenuto in premio dalla scuola stessa, per uno speciale corso di addestramento, dopo il quale viene nominato maestro militare della Scuola Magistrale. Chiamato a scelta al concorso per Maestro d'arme civile (categoria che costituiva allora lo stato maggiore dei maestri d'arme), pur non avendo l'età né gli anni di servizio prescritti riuscì primo con il massimo dei voti. Rimase alla Magistrale anche da Maestro civile, complessivamente per 18 anni di insegnamento, dando tutta la sua attività alla formazione di celebri maestri d'armi che portarono alta la rinomanza della scuola e dell'arte italiana in tutto il mondo. Fu per 30 anni il campione ufficiale della Scuola Magistrale ovunque questa partecipò ufficialmente a tornei nazionali e internazionali, e seppe col suo valore e con le sue vittorie affermare sempre e accrescere la reputazione della scuola, risultandone vincitore assoluto di tutti i tornei nazionali e internazionali, ai quali prese parte. A seguito delle sue clamorose vittorie nei tornei internazionali di Roma del 1889 e del 1891 il Ministero della Guerra decise di stabilire in organico la Scuola Magistrale di Roma, che fino allora aveva funzionato in via di esperimento.
Agesilao Greco è figlio dell'eroe garibaldino Salvatore Greco de' Chiaramonte, il cui busto campeggia sul colle del Pincio accanto al suo duce Garibaldi che egli seguì per tutta la sua grande epopea. A Caltagirone, sua città natale, presenziò all'inaugurazione del grande campo sportivo a lui intitolato (1956).


LUIGI STURZO
(1871-1959)

don luigi sturzo 3

 

D. Luigi Sturzo, nacque a Caltagirone il 26 Novembre 1871 da don Felice Sturzo d'Altobrando e donna Caterina Boscarelli. La sua famiglia, già prima che lui nascesse aveva dato alla società uomini di primo piano: politici come Giuseppe Sturzo, Sindaco di Caltagirone nel 1864; magistrati interessati alle vicende del loro tempo, come Croce Sturzo, che scrisse anche sulla Questione Romana; religiosi come i due fratelli Luigi e Franco Sturzo, gesuiti molto noti. Anche il fratello maggiore, Mario, Vescovo di Piazza Armerina, fu filosofo, teologo e asceta.
Ebbe una sorella gemella, di nome Emanuela, che restò con lui tutto il tempo che visse in Italia. Essa custodì fedelmente i ricordi del fratello nel periodo del suo esilio, e anche dopo. Alla sua cura intelligente si deve tutto quello che resta di don Sturzo nella sua casa di Via Santa Sofia.
Prima di loro, e prima del fratello Vescovo, erano nate altre due sorelle. Una, di nome Margherita visse in casa pregando e beneficando tutti coloro che alla famiglia si rivolgevano e in morte lasciò un grosso legato per fondare una parrocchia che è quella di Maria SS.ma del Ponte.
L'altra sorella di nome Remigia fu suora col nome di Suor Giuseppina. Diresse per molti anni il celebre Istituto Schifano di Agrigento, uno dei migliori educandati della Sicilia sud-occidentale.
Per concludere il quadro sulla famiglia di don Luigi Sturzo, rileviamo che Felice Sturzo, padre di don Luigi era figlio di Mario Sturzo e di Margherita Taranto, sorella del prof. Emanuele Taranto, illustre scienziato.
Emanuele Taranto era scienziato, letterato e anche uomo di vera fede cristiana, ciò che ai suoi tempi era un atto di coraggio. Il Palazzo Taranto è il primo dei palazzi di destra di Via S. Bonaventura, strada che inizia ai piedi della Scala S.Maria del Monte.
Pochi anni dopo la sua ordinazione sacerdotale, che avvenne nel 1894, don Luigi Sturzo fondò, nel 1896, la Cassa Rurale. Essa, nell'intento del fondatore, doveva aiutare a risolvere i problemi della popolazione calatina, per lo più formata da agricoltori, in maggioranza con pochi mezzi. Il primo presidente di tale Cassa Rurale fu il padre di don Luigi Sturzo che la resse con scrupolo e perizia. Ancora oggi la Cassa Rurale esiste, per molti anni denominata Cassa S.Giacomo, oggi "Credito Siciliano", ha sede in Piazza Risorgimento.
Ordinato sacerdote, dunque, nel 1894, Luigi Sturzo conseguì a Roma il dottorato in Sacra Teologia presso l'Università Gregoriana ed il dottorato in Filosofia presso la Pontificia Accademia di San Tommaso d'Aquino. Nel Seminario diocesano di Caltagirone insegnò teologia e filosofia. Nel 1896 entrò a far parte del Movimento democratico cristiano ove militavano Toniolo, Murri e Meda. Nello stesso periodo fondò il settimanale "La Croce di Costantino", nonché associazioni di studenti e cooperative di operai e di contadini.
La sua azione si svolse prevalentemente nel settore amministrativo, ove maturò le sue teorie sulle libertà organiche, il decentramento amministrativo e le autonomie locali, concezioni tutte che stanno a fondamento del suo pensiero sociologico e politico.
Dal 1905 al 1920 fu Pro-Sindaco di Caltagirone ed in questo periodo studiò e realizzò riforme sociali in particolare nel settore agricolo.
Oltre alle riforme sociali, che qualche volta non ebbero l'esito desiderato per difficoltà ambientali, durante la civica amministrazione della città natale, promosse la costruzione di parecchi edifici pubblici che ancora esistono e servono a testimoniare la personalità vigile e poliedrica di Sturzo. In primo luogo, scuole: due edifici, uno nella parte ad ovest della città, S. Orsola, e uno a sud, in quella zona periferica che, nella sua mente lungimirante (siamo nel 1920) intuiva dovesse rappresentare la parte nuova della città. Adesso l'edificio è sede del Museo Internazionale del Presepe "Collezione Luigi Colaleo".
Inoltre fece sorgere una chiesa, nella zona di espansione della Città, quella di Sant'Anna, che si può ancora vedere attaccata all'altra grande e nuova costruita più recentemente, sempre con il suo aiuto morale e materiale. Era opera sua anche il mercato, edificio funzionale con stands circolari, ormai inesistente, dietro il Municipio, da servire ai dettaglianti, a breve distanza dal grande mercato ortofrutticolo di Piazza Innocenzo Marcinò.
Fece anche realizzare l'Officina per la produzione dell'elettricità, una delle prime in Sicilia.
Don Luigi Sturzo fu pure membro del Consiglio Provinciale di Catania e nel 1915 Vice Presidente dell'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia. Sotto il pontificato di Benedetto XV fu nominato Segretario generale della Giunta direttiva dell'Azione Cattolica Italiana. Nel 1918 fondò, insieme al principe Luigi Boncompagni, l'Opera per l'assistenza religiosa e civile agli Orfani di guerra.
Il discorso " I problemi del dopoguerra", tenuto al Circolo di cultura di Milano nel novembre 1918, gettò il seme della costituzione del Partito Popolare Italiano, che trova il suo atto di nascita nell'appello ai liberi e ai forti, del 18 gennaio 1919. Del nuovo partito, aconfessionale e democratico, egli tenne la Segreteria politica fino al 1923, data a cui risale pure la fondazione del quotidiano "Il Popolo".
Nel novembre 1924, per sottrarsi alle violenze del regime fascista, Sturzo lasciò l'Italia ed iniziò la sua vita da esule a Parigi, Londra e New York.
Durante questi anni egli formulò la sua sociologia storicistica e scrisse le sue opere fondamentali, senza però mai rinunziare alle sue battaglie giornalistiche. A Londra nel 1936 fondò i gruppi "Popolo e libertà".
Restaurato in Italia il regime democratico, egli potè, nel 1946, ritornare in Patria. Stabilitosi a Roma, fece sempre sentire la sua voce, precisa e documentata, sui problemi della ricostruzione e del rafforzamento dello Stato democratico.
Il 18 settembre 1952 il Presidente della Repubblica Italiana lo nominò Senatore a vita del Parlamento repubblicano.
Morì il 9 Agosto 1959 a Roma, dopo avere speso tutta la sua esistenza per l'affermazione dell'ideale cristiano, come moralizzatore della società.
Nel 1951, la Città di Caltagirone fece realizzare una lapide in marmo, posta al 1° piano del Palazzo Municipale, sulla quale sta scritto:


A LUIGI STURZO
SACERDOTE, AMMINISTRATORE, STATISTA
NEL GIORNO CELEBRATIVO DELLO LXXX ANNO
DELLA SUA NOBILE VITA
MENTRE LA NAZIONE E IL MONDO CATTOLICO
ONORANO IL SUO NOME E LE SUE OPERE
I SUOI CONCITTADINI
IN QUESTA SEDE
CHE EGLI RESE CATTEDRA DI SAGGEZZA AMMINISTRATIVA
E SCUOLA DI REDENZIONE SOCIALE
INCIDONO SULLA PIETRA PERENNE
IL PERENNE VOTO
DI AVERLO AVUTO
CONSIGLIERE COMUNALE DAL MDCCCIC AL MCMXX
E SINDACO DAL IX-XII-MCMV AL XXXI-X-MCMXX
PRIMA CHE IL SUO GENIO
FOSSE DALLA PROVVIDENZA
DESTINATO AD ILLUMINARE PIU' VASTI ORIZZONTI
IN PATRIA E IN ESILIO


Un'altra lapide è stata posta sulla casa natale, in Via S.Sofia n.21.
Nel 1962, per volontà dell'illustre concittadino On.le Mario Scelba, suo grande seguace negli ideali del Partito Popolare Italiano, la salma di don Luigi Sturzo venne traslata a Caltagirone dove, all'interno della Chiesa del SS. Salvatore, nella quale don Sturzo celebrò la sua prima Messa, è stato realizzato il Mausoleo dove tutt'oggi si conserva.
In seguito, la Città di Caltagirone, in memoria del grande sacerdote, politico e sociologo di questa comunità, ha realizzato un monumento con statua in bronzo, ubicato in Piazza Marconi, antistante la Chiesa S.Francesco di Paola.

 

SAVERIO FRAGAPANE
(1872-1957)

saverio fragapane

 

Saverio Fragapane, architetto, nacque in Caltagirone il 6 Dicembre 1872.
Compiuti gli studi secondari classici nella città nativa, rimase a lungo in dubbio sulla via da scegliere per l'esplicazione delle sue attività intellettuali.
Anima e tempra d'artista s'invogliò per l'arte lirica, e, a 20 anni, debuttò da tenore nell'Aida al teatro Comunale del suo paese, raccogliendo applausi lusinghieri per la correttezza del canto e per il sentimento squisito che dava all'interpretazione della sua parte.
Tale primo successo lo decise a scritturarsi in vari teatri d'Italia e dell'Estero, dove ebbe incoraggiamenti morali e materiali.
Fu, però, breve l'entusiasmo per il teatro, ben presto venne attirato nel campo dell'architettura.
Il Fragapane studiò dunque ingegneria e si laureò specializzandosi in architettura, ottenendo presto ottimi risultati.
Conseguì premi in diverse gare nazionali e vinse parecchi concorsi.
All'apice della sua carriera, nel 1929, si trasferì a Firenze, dove morì nel 1957.
Sono opera sua i progetti dei seguenti edifici in questa città:
1° Il Palazzo delle Poste
2° La facciata della Cattedrale
3° La parte postica del Palazzo Comunale
4° La Chiesa di Sant'Anna
5° L'Oleificio nazionale
6° La Casa Polizzi
7° Parecchie Cappelle Gentilizie e Monumentini Funerari
8° La Casa Comunale e le Scuole in Raddusa
Notevolissimi inoltre i progetti per: la città/giardino di Mussolina; il Palazzo Comunale di Vittoria; il Salon di ginnastica di Voghera; l'Esposizione di Catania; il Seminario Vescovile di Piazza Armerina e la bara d'argento di N. S. Gesù della stessa città.

 

LUIGI LA ROSA
(1875-1952)

luigi la rosa

 

Luigi La Rosa, letterato, scrittore, uomo politico, nacque a Caltagirone il 28 Novembre 1875 e ivi morì il 13 Novembre 1952.
Sin da giovane pubblicò saggi interessantissimi nella rivista letteraria "Cronaca Nova" di cui fu Direttore e alla quale collaborarono Mario Rapisardi, Tommaso Cannizzaro, Luigi Capuana, Arturo Colautti, Angelo De Gubernatis.
Scrisse un primo saggio critico-filosofico "Giovanni Meli filosofo" apprezzato perché per primo rivelò lo spirito filosofico del poeta siciliano, che attirò l'attenzione di tutti i critici e letterati del tempo.
Inoltre scrisse: Minime (volumetto di versi); Eva alle Urne; L'inversione delle arti; L'Arte nella società contemporanea; Relitti; La psicologia degli stili; Muse di ieri; Muse di oggi, Verso la ricostruzione sociale, oltre a vari altri volumetti diversi, ed in lingua francese: "Le veritès menteuses; l'art et l'epoque".
Scrittore geniale, di cultura formidabile, si occupò di letteratura e arte con vera originalità e con acuto senso critico.
Seguace e amico di Don Luigi Sturzo, fu deputato per il Collegio di Caltagirone in due legislature, militando nel Partito Popolare Italiano al quale rimase sempre fedele.


CARMELO CARISTIA
(1881-1969)

carmelo caristia

 

Carmelo Caristia, giurista e politico insigne, nacque a Caltagirone il 1° Settembre 1881. Da giovane militò con impegno serio nella Gioventù Cattolica Italiana, fondata nel 1866 da Mario Fani e Amedeo Acquaderni. Si laureò a Catania in giurisprudenza, discutendo la tesi su "La politica di Grimm e gli enciclopedisti". Nel 1909 conseguì la libera docenza in Diritto Costituzionale all'Università di Torino; qui allacciò rapporti di amicizia con un altro giurista cattolico, Carlo Arturo Jemolo. Da professore incaricato insegnò Diritto Costituzionale nelle Università di Camerino, di Macerata e di Catania.
Dal 1924 al 1944 fu titolare, in seguito a concorso, della cattedra di Istituzioni di Diritto Pubblico nell'Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Catania; nel 1944 gli fu assegnata la cattedra di Diritto Costituzionale Italiano e comparato della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università e successivamente, nel 1948, quella di Diritto Internazionale.
Subito dopo la caduta del regime fascista, si adoperò per la ricostituzione in Sicilia del partito fondato da Luigi Sturzo e a Catania fu il primo Segretario provinciale della Democrazia Cristiana.
Nel 1946 fu eletto all'Assemblea Costituente nella circoscrizione della Sicilia Orientale e fu uno dei membri più attivi della Commissione dei 75 che elaborò il progetto della Costituzione repubblicana.
Il 18 aprile del 1948 fu eletto Senatore della Repubblica nel Collegio di Caltagirone; rieletto nelle due successive legislature, esercitò il mandato fino al 1963.
Morì il 18 Settembre 1969.
Numerosi e validi sono i suoi scritti giuridici e politici, con i quali, fin da giovane, studiò in una chiara e coerente ispirazione cristiana il rapporto tra etica e politica ed evidenziò le insidie, i pericoli e i guasti morali e sociali del laicismo e dello statalismo.
Fu uomo riservato, rifuggì da qualsiasi atteggiamento demagogico, servì il Paese soprattutto con il contributo silenzioso della sua dottrina e con l'esempio costante della sua integrità e coerenza.

 

ARTURO VELLA
(1886-1943)

arturo vella

 

Arturo Vella, nacque a Caltagirone il 12 Febbraio 1886 e trasferitosi ancora giovane a Roma, fu eletto consigliere comunale della capitale, nella lista del partito socialista. Per le sue idee pacifiste, sostenute e manifestate apertamente e coraggiosamente (fra l'altro, rifiutò di indossare l'uniforme di ufficiale nella guerra 1915-1918), fu processato dal Tribunale militare di Catania, che gli inflisse la condanna a sette anni di carcere. Dopo quattordici mesi ottenne la scarcerazione per effetto di una amnistia.
Durante il primo decennio del regime fascista fu attivo nella lotta clandestina e presente a tutte le riunioni politiche che nonostante le diffide della polizia si tenevano quasi giornalmente. Fu l'unico, benché il più giovane dei membri della direzione del Partito, che si oppose alla nomina di Mussolini a Direttore dell'Avanti (1912).
Ricoprì la carica di Segretario del Partito Socialista Italiano e fondò la Federazione Giovanile Socialista.
Si impegnò a fondo nella lotta politica per il riscatto morale e sociale delle masse contadine del Sud; lotta che condusse instancabilmente sia nelle campagne del Meridione che al Parlamento, dove fu deputato per tre legislature.
Durante il periodo delle azioni squadristiche, in Puglia fu vittima di una aggressione che per poco non gli costò la vita. Fu poi sottoposto frequentemente a fermi e perquisizioni; a Roma ebbe anche devastata l'abitazione.
Vigilato speciale, subì ancora una volta un arresto nel 1943 a Roma, quando già era stato colpito da una grave malattia, morì infatti il 31 Luglio 1943, dopo avere respirato l'aria della libertà, povero per non aver mai chiesto nulla per sé pur essendosi prodigato sempre, senza risparmio, per la elevazione spirituale e materiale della classe lavoratrice.

 

GIANBATTISTA FANALES
(1900-1970)

giambattista fanales

 

Gianbattista Fanales, nacque a Caltagirone il 21 Febbraio 1900 da Salvatore Fanales Boscarelli ed Emanuela Gulino Centorbi.
Iniziati gli studi nella sua Città, ancora studente liceale, a soli diciassette anni, venne chiamato in guerra; dopo Caporetto, servì la Patria al fronte, quale allievo ufficiale, finchè, finito il primo conflitto mondiale, ripresi gli studi, si iscrisse alla facoltà di medicina di Catania, ove nel 1925 conseguì la laurea.
Iniziata la professione in tale sede, la Sua indole buona e caritatevole lo portò ad essere vicino alle classi più umili e bisognose e quindi ad occuparsi di problemi sociali ed a dedicarsi con impegno e dedizione nel campo assistenziale.
Fin da giovane aderì all'idea socialista, testimoniando la coerenza di idealista fino all'estremo sacrificio subendo cinque anni ed otto mesi di dura prigione, nei più terribili penitenziari dell'epoca, dopo che un processo montato dai "tribunali speciali" del regime fascista, aveva condannato per "sovversivismo" lui, assieme ad altri giovani socialisti catanesi, rei soltanto di avere stampato giornali clandestini. Scontata la iniqua condanna, tornò alla sua Caltagirone dove si dedicò con totale impegno e profonda perizia alla professione di medico, che esercitò quale missione, specie a favore delle classi più umili e bisognose, riscuotendo ovunque enorme stima, affetto e devozione.
Al crollo del fascismo ed agli albori della rinata democrazia, aderì al P.C.I. ed a riconoscenza dei sacrifici e delle privazioni sofferte per più di un ventennio quale perseguitato politico, venne chiamato a far parte prima della Consulta Nazionale per la Costituente e poi della Consulta Regionale per l'attuazione dell'Autonomia Siciliana.
Nel Marzo 1946, in occasione delle prime elezioni comunali, venne eletto Consigliere Comunale di Caltagirone, carica che ricoprì quasi ininterrottamente fino alla sua scomparsa.
Nello stesso arco di tempo ricoprì in seno al suo partito cariche politiche in campo locale, regionale e nazionale.
Nelle elezioni politiche del 1964 venne eletto Senatore e Deputato al Parlamento. Optò per la Camera dei Deputati, ove per un quinquennio dedicò la sua attività parlamentare in seno alla Commissione Sanità di cui fu membro autorevole per esperienza e scrupoloso impegno.
Alla sua scomparsa, avvenuta il 13 Aprile 1970, Caltagirone largamente rappresentata da tutti gli strati sociali, lo pianse e lo ricordò quale testimonianza vivente di profonda bontà e umanità.
La Città di Caltagirone, in memoria, ha posto una lapide sulla casa dove egli nacque, in Via Vitt.Emanuele.

 

MARIO SCELBA
(1901-1991)

marioscelba

 

Mario Scelba, nacque il 5 Settembre 1901 a Caltagirone.
Compì gli studi classici e formò la sua educazione politica alla scuola del grande concittadino Don Luigi Sturzo.
Frequentò l'Università a Roma, dove si laureò in Giurisprudenza nel 1924 con una tesi sul "Regionalismo" (rel. Salandra). Nello stesso tempo entrò a far parte della segreteria particolare di Don Sturzo, allora Segretario politico del Partito Popolare Italiano.
Da un osservatorio quale quello della Segreteria politica del P.P.I., egli visse il periodo più drammatico del primo dopoguerra che vide la fine del regime democratico e l'avvento della dittatura fascista.
Le debolezze della classe politica democratico-liberale del tempo, la fiera battaglia di Don Sturzo in difesa della libertà, s'impressero nella sua mente e spiegano la decisione con cui egli affrontò, negli anni difficili del secondo dopoguerra, sia gli assalti comunisti contro il rinato regime democratico che il neo fascismo.
Collaboratore del quotidiano "Il Popolo" fondato da Donati, diresse praticamente insieme a Margotti l'"Idea Popolare" succeduta a "Il Popolo" soppresso dal governo fascista. Collaborò alla rivista "Parte Guelfa", fondata da Censi e Giordani, e al "Bollettino bibliografico di studi politici" diretto da Don Sturzo e Giordani.
Dopo lo scioglimento del P.P.I. (1926), si dedicò all'attività forense.
Insieme a pochi altri "popolari" si strinse attorno ad Alcide De Gasperi, del quale divenne il più stretto collaboratore, prima al Partito, come vice segretario della D.C., e poi come Ministro dell'Interno per circa sette anni.
All'inizio della guerra lavorò per la ricostruzione delle file democratiche cristiane, partecipando attivamente alla elaborazione delle "idee ricostruttive della D.C.", che fu il primo documento ufficiale di carattere programmatico lanciato il 25 luglio 1943. Dopo tale data fece parte del Comitato centrale dei nove che, poi, durante il periodo clandestino, diresse il Partito in Italia. Nello stesso periodo ripubblicò "Il Popolo", il cui primo numero era scritto quasi interamente da lui, e collaborò ai giornali clandestini "La Punta" e "Conquiste sociali".
Al Congresso di Napoli del luglio 1944 venne eletto Consigliere Nazionale e Vice segretario politico; il 22 giugno 1945 fu Ministro delle Poste e Telecomunicazioni nel Gabinetto Parri e confermato in tale carica nel primo Gabinetto De Gasperi durato fino al gennaio 1947.
Le prove di fermezza e di capacità rilevate nell'attività di governo, il suo passato di antifascista e la sua preparazione amministrativa, lo portarono il 6 febbraio 1947 alla Direzione del Dicastero degli Interni, succedendo a De Gasperi, ove rimase ininterrottamente fino al 15 luglio 1953.
Eletto deputato alla Costituente nel Collegio di Catania e rieletto capolista nel 1948 con altissime preferenze, nelle elezioni del 1953 fu candidato e primo eletto in tre circoscrizioni: Sicilia, Emilia e Romagna.
Dopo gli insuccessi di De Gasperi, Piccioni e Fanfani, ed il breve esperimento Pella, il 9 febbraio 1954 venne chiamato a costituire il governo e, dopo 28 ore, presentò a Einaudi il nuovo Gabinetto a maggioranza quadripartita, superando la crisi della coalizione succeduta alle elezioni del 7 giugno 1953. Scelba tenne per sé, oltre la Presidenza, il Ministero dell'Interno; Vice Presidente del Consiglio era l'on. Saragat.
L'ostilità delle sinistre contro il governo Scelba assunse forme di violenza senza precedenti. Ma egli affrontò con metodo e decisione la situazione. Superate le drammatiche giornate del caso Montesi, che sembrava dovessero travolgere le istituzioni, fece approvare dal Consiglio dei Ministri una serie di misure contro l'infiltrazione comunista nello Stato; deliberò la costituzione di una commissione per rimettere ordine nella pubblica amministrazione, chiamando a presiederla Don Luigi Sturzo ed un critico radicale come il prof. Ernesto Rossi.
Attuò le prime misure di semplificazione dell'amministrazione dello Stato e le più importanti leggi di questo dopoguerra sul decentramento amministrativo. Istituiì premi per la cultura. Varò il piano Vanoni. Offrì un deciso appoggio ai sindacati liberali che sotto il suo governo colsero i primi successi (memorabile la vittoria alla Fiat); al Congresso della CISL del 1955 gli venne consegnata la tessera ad honorem, tra le acclamazioni dei delegati.
Mario Scelba, Ministro delle Poste, per protesta contro il distacco di Trieste dall'Italia, deliberato dagli Alleati, si dimise da Ministro; ma, su preghiera del Capo dello Stato, fu costretto a ritirare le dimissioni per evitare una crisi del governo, alla vigilia della firma del Trattato di Pace.
Divenuto Presidente del Consiglio prese decisamente in mano la questione di Trieste e riuscì a risolverla, grazie alla segretezza assoluta con cui le trattative vennero condotte. Il 4 Novembre 1954 fu a Trieste con Einaudi e dal balcone del Comune pronunciò un discorso coraggioso, per le circostanze, affermando che la firma del Memorandum di intesa doveva segnare la fine degli odi passati e l'inizio di una nuova collaborazione con la Jugoslavia.
Churchill e Heisenhowwer invitarono Scelba a Londra e negli Stati Uniti. A Washington, in una visita ufficiale di otto giorni, ricevette accoglienze entusiastiche. Parlò al Congresso e al Senato americano, affermando che non era venuto a chiedere sussidi ma a negoziare il contributo dell'Italia alla causa comune.
Su richiesta del governo Scelba, si riunirono a Messina i ministri dei Paesi della CECA che in quella conferenza gettarono le basi dei Trattati di Roma.
Dopo 16 mesi di governo, il 7 Luglio 1955, per decisione della Direzione della D.C. e nonostante che un voto di fiducia della Camera gli avesse dato una maggioranza di 76 voti, Scelba fu obbligato a dimettersi. Negli anni seguenti difenderà la politica centrista e tornerà al governo, nel Luglio 1960, di nuovo come Ministro dell'Interno, dopo le torbide giornate di luglio, che videro il governo Tambroni impotente, sotto la minaccia della piazza, a garantire il Congresso del MSI indetto a Genova. Pochi mesi dopo a Modena, Scelba, di fronte alla rinnovata mobilitazione della piazza da parte delle sinistre, per impedire un'altra riunione missina, impose il rispetto della libertà di riunione e dell'autorità dello Stato.
Alla vigilia del Congresso di Firenze, Scelba, insieme a una quarantina di parlamentari, diede vita alla corrente di "centrismo popolare" e in un appello diretto ai D.C. li invita alla fedeltà alle origini e alla politica alla quale si dovevano i maggiori successi della D.C..
A Firenze, si schierò con Moro e con Segni, contro Fanfani e Tambroni, determinando con l'apporto dei voti della sua corrente la vittoria contro la sinistra aperturista.
Al congresso di Napoli, del 1962, Scelba fu il leader della opposizione alla collaborazione con PSI, ritenendola pericolosa fino a quando esso non avrebbe rotto i legami con il PCI; ma riconoscendo la buona fede dei propugnatori della tesi proposta, assicurò l'appoggio incondizionato al Partito, perché l'esperimento avesse esito positivo. Declinò, però per coerenza, l'invitò a far parte del nuovo Governo appoggiato dal PSI, nonostante gli appelli personali di Saragat e di La Malfa.
Fu Presidente della Commissione parlamentare degli Affari Costituzionali e degli Esteri e membro del Parlamento Europeo dal 1960 al 1979.
Il 28 Aprile 1963, fu rieletto per la quinta volta deputato capolista, riportando sempre il maggior numero di voti tra gli eletti al Parlamento di qualsiasi lista in tutta la Sicilia.
Dalle colonne del Settimanale "IL CENTRO", che egli dirigeva, continuò la battaglia politica iniziata da più di quarant'anni, per l'affermazione della democrazia ed il consolidamento delle sue istituzioni.
Morì a Roma il 29 Ottobre 1991.
Già nel 1950, la Città di Caltagirone, a lui dedicò una "Fontana", la così detta "Fontana di Scelba";
Ed inoltre una "testa scultorea in bronzo" che lo raffigura, posta su un piedistallo in marmo e custodita nel Salone di rappresentanza del Palazzo Municipale intitolata all'illustre concittadino –Sen Mario Scelba.

 

SILVIO MILAZZO
(1903-1982)

silvio milazzo

 

Silvio Milazzo, uomo politico, nacque a Caltagirone il 4 Settembre 1903, e ivi morì il 24 Dicembre 1982.
Formò la sua coscienza politica alla Scuola di Luigi Sturzo e la sua coscienza sociale nella partecipazione morale alla vita dei campi che lo rese presto profondo conoscitore dei problemi economici e sociali dell'agricoltura, e consapevole dei motivi dei disagi delle classi lavoratrici della terra.
Giovanissimo assunse la direzione di importanti aziende private e collettive e di un Istituto bancario, la Cassa di San Giacomo di Caltagirone, che potenziò fino a farne un organismo di grande respiro.
Fu Segretario Provinciale della Democrazia Cristiana di Catania nel 1946, Deputato democristiano della Circoscrizione elettorale di Catania all'Assemblea Regionale Siciliana, avendo ininterrottamente responsabilità di Governo per tutta la prima, la seconda e la terza Legislatura. Dal Giugno 1947 tenne l'Assessorato Regionale dei Lavori Pubblici assegnatogli nel primo e nel secondo Governo Alessi.
Nel Gennaio 1949 entra nel Governo Restivo con l'Assegnazione dell'Assessorato Agricoltura e Foreste permanendovi fino alla fine della Legislatura.
In questo campo profuse tutta la sua competenza in numerose leggi.
Dal 1950 al 1957 ininterrottamente, rivestì alla Regione Siciliana incarichi di governo.
Nel Novembre 1958 venne eletto Presidente della Regione, e restò in carica sino alla fine della terza Legislatura.
Nel Giugno 1959, al rinnovamento dell'Assemblea Regionale Siciliana, è stato il leader del nuovo Partito denominato "U.S.C.S." (Unione Siciliana Cristiano Sociale).
Candidato in 5 Circoscrizioni elettorali (e precisamente: Catania, Enna, Messina, Palermo, e Ragusa) è stato eletto in tre di esse optando poi per la Circoscrizione di Messina di cui rimase Deputato.
Rieletto nel Luglio 1959 Presidente della Regione Siciliana, formò il Governo da Lui stesso presieduto.
Il Comune di Caltagirone nel giorno della Sua elezione a Presidente della Regione Siciliana del 23 Ottobre 1958, pose, a ricordo, nella Scala del Palazzo Municipale una lapide con la seguente iscrizione:
QUANDO L'AUTONOMIA DELLA SICILIA
SOFFRI' L'ORA PIU' PERIGLIOSA
LA VOCE DELL'ONORE E DEL COSTUME POLITICO
CHIAMO'
SILVIO MILAZZO
PRESIDENTE DEL GOVERNO REGIONALE
ALL'ILLUSTRE FIGLIO ASSUNTO ALL'ALTO INCARICO
LA SERA DEL 23 OTTOBRE 1958
LA CITTA' NATALE MADRE FECONDA
DI SANTI DI POETI E DI REGGITORI
TRIBUTA CON QUESTO SEGNO
LA GIUSTA GLORIA
SICCOME LA MERITANO I FORTI
CHE SANNO DIFENDERE LA PATRIA
A VISO APERTO

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