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Scala Santa Maria del Monte

Scala S. Maria del Monte
 

La storia e l'arte

antonino ragona

Fino al XVI secolo l’abitato di Caltagirone si sviluppava sulle falde di tre colline, sulla più alta delle quali si trovava l’agglomerato più antico sorto attorno al castello arabo-svevo e delimitato ad oriente dalla “Porta dei greci” e ad occidente dalle mura del Convento di San Bonaventura.
Anche allora il suo panorama si stagliava verso il cielo, disteso ad anfiteatro come un gigantesco ventaglio, mentre dal suo movimentato profilo svettavano cupole e campanili maiolicati innalzanti dalla religiosità popolare.
L’espandersi urbanistico, proiettato obbligatoriamente a valle, pose il problema di collegare funzionalmente la città vecchia – il centro religioso attorno alla Chiesa Madre – con quella nuova, ove dal 1483 era stata trasferita la Casa Senatoria, centro del potere civile e politico, e nelle cui piazze adiacenti fervevano le attività economiche di rinomati artigiani cannatari e cordai. Il vecchio sogno di “una strata” si realizzava nel 1606, operando un vasto taglio fra le casupole esistenti lungo la scarpata meridionale del colle. Vi lavorarono abili maestranze, sotto le direttive di Giandomenico Gagini, figlio di Antonuzzo e pronipote del noto scultore Antonello, che avevano arricchito le chiese della città di mirabili opere d’arte.
La nuova arteria fu sistemata a gradinate intercalate da piazzette con la sovraintendenza del capomastro del regno Giuseppe Giacalone, appositamente giunto da Palermo per ordine del vicerè Duca di Feria.
La “strata nova”, in diverse rampe per complessivi 150 gradini, richiese oltre dieci anni di continuo lavoro e costò più di 20 mila scudi all’erario comunale. Era “…larga 4 canne con i gradini fatti di pietra arenaria forte con listello, distanti fra loro 10 palmi, e le pedate di essi in mattoni sistemati a coltello entro catene pure di pietra forte….”

1891Nel 1844 le varie rampe furono unificate su progetto dell'arch. Salvatore Marino e si ottenne così una grandiosa scala rettilinea, meno inclinata della precedente, con i gradini diminuiti nel numero ma più ravvicinati per la notevole riduzione delle originarie pedate.
Nel 1956 la vetusta scalinata aggiunse alla sua grandiosità e bellezza un'altra attrattiva: in ogni alzata fu collocato un rivestimento in maiolica policroma riproducente motivi usati dai maiolicari siciliani dal X al XX secolo, raccolti ed adattati per la particolare destinazione dal prof. Antonino Ragona. L'avvicendarsi cronologico ed in senso ascensionale dei motivi decorativi, dopo il prologo-invito affidato ai primi due scalini, fa idealmente scomporre la scalinata in dieci settori, uno per ogni secolo a partire dal X, ciascuno costituito da quattordici gradini, che in un'alternanza di elementi geometrici, figurativi e floreali, rappresentano in successione, esempi di stile arabo, normanno, svevo, angioino-aragonese, chiaramontano, spagnolo, rinascimentale, barocco, settecentesco, ottocentesco e contemporaneo.
La Scala di S. Maria del Monte, detta anche Scala di S. Giacomo, oggi si eleva fra due fitte schiere di case con una continuità di ben 142 gradini che le consentono di superare un dislivello di circa 45 metri. Ha una larghezza media di metri 8,40 e sviluppa una lunghezza di circa 130 metri.
Vecchia di quasi quattro secoli, rivoluzionario ed affascinante intervento di macrourbanistica, la Scala è anche ordinato museo e splendido testo di storia dell'arte da percorrere con sguardo attento e... lento pede.

 

"LA SCALA INFIORATA"
maggio - giugno

dal 12 Maggio al 6 Giugno 2017
scala infiorata 7       

Foto Andrea Annaloro

Da diversi anni, a maggio, dedicato alla devozione della Vergine Maria, la Scala offre un altro particolare spettacolo con una imponente "Infiorata”.

Migliaia di vasi con piante e fiori dalle diverse sfumature di colore, formano un unico grandioso disegno in onore della Madonna di Conadomini, titolare della seicentesca chiesa posta in cima alla Scala, la cui festa, ricca di folklore con il tradizionale corteo denominato ‘A Rusedda (pianta selvatica del vicino Bosco Santo Pietro, un tempo raccolta dai contadini e portata indono alla Madonna e utilizzata dai ceramisti per alimentare le loro fornmaci, in cambio di un’offerta alla Chiesa), si conclude il 31 Maggio.La Scala Infiorata diventa così un inno inno alla Madonna di Condomini, compatrona di questa città.

“LA SCALA ILLUMINATA”

24 e 25 luglio - 14 e 15 agosto 2017

ore 21:30

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Uno spettacolo

 

SCALA 2016Se la Scala merita di essere ammirata in piena luce, quando il sole fa risplendere tutti i colori delle sue maioliche, diventa incomparabile spettacolo, nel corso della festa patronale il 24 e 25 luglio e il 14 e 15 agosto di ogni anno in occasione della Festa di Maria SS.ma del Ponte, nonché per straordinari avvenimenti civili e religiosi, quando viene artisticamente "illuminata" nel pieno rispetto di una secolare tradizione.
"La Scala illuminata" costituisce una vera attrazione: la sua fantasmagoria affascina per l'originalità ed incanta per il sorprendente effetto.


Nelle notti di luglio dedicate a S. Giacomo e di agosto dedicate alla Madonna del Ponte, circa quattromila tremolanti luci colorate brillano lungo la maestosa gradinata da sembrare un grande fiume di fuoco che scorre dall'alto verso il basso.
Le luminarie, in realtà, a partire dagli anni successivi al terremoto del 1693 e fino a quasi tutto il XVIII secolo, rallegravano con le loro luci le principali festività cittadine, illuminando a festa le piazze, le vie principali ed i quattro campanili delle più importanti chiese.


Le antiche origini

Ed anche la luminaria della Scala non doveva, agli inizi della sua storia, essere diversa dalle altre: un tappeto di luci, monotone ed uniformi, e nulla di più. Il primo tentativo di utilizzare la favorevole scenografia della Scala per realizzare una illuminazione artistica fu dell'architetto siracusano Natale Bonajuto che per la "luminaria" del 1785 progettò colorate e barocche architetture piramidali di varie dimensioni che avevano al loro interno grandi lucerne che irradiavano la scalinata.
L'idea geniale dell'illuminazione a coppi, così come ancora oggi possiamo goderla, si deve ad un versatile ed estroso artista locale, Padre Benedetto Papale, frate dei minimi conventuali di S. Francesco di Paola che, sul finire del 1860 e prendendo spunto dalla allora recente unificazione architettonica della Scala, pensò di asservire la necessità dell'illuminazione alla virtù dell'espressione di un concetto artistico rappresentativo. La tecnica ispiratrice, forse, venne trovata nel ricamo a filet con il quale le devote donne e le suore dei tanti monasteri allora esistenti ornavano i paramenti e gli arredi sacri.
Uomo di cultura ed artistica valente, disegnò sulla scala fior, fontane, obelischi, chiese. I gradini ai tempi di Padre Benedetto Papale erano 140, ma in occasione dell'illuminazione ne venivano aggiunti altri 70/80 accentuando in tal modo la verticalità e la maestosità della composizione. Per quarant'anni disegnò magistralmente motivi ornamentali, soprattutto floreali, di grande effetto. Dopo la sua morte, nel corso di questo secolo, altri artisti locali ne hanno continuato la tradizione, attingendo dalla loro fantasia e dall'inesauribile patrimonio di decori della maiolica caltagironese, la rappresentazione di disegni culminanti nella figura umana.

Scala Illuminata 2008 I disegni del religioso calatino, custoditi oggi nel Museo Civico al Carcere Borbonico di Caltagirone, rimangono opere insuperabili nel genere, dopo di lui, altri continuarono questa nobile tradizione e tra essi è da ricordare in ordine di successione, Mario Amato ed il liberty del primo novecento, con anche l'utilizzo della macchinetta, l'artificiale allungamento della Scala con una struttura in legno che aumentava la gradinata per consentire la realizzazione di disegni più grandi.

Per quarant'anni disegnò magistralmente motivi ornamentali, soprattutto floreali, di grande effetto. Dopo la sua morte, nel corso di questo secolo, altri artisti locali ne hanno continuato la tradizione, attingendo dalla loro fantasia e dall'inesauribile patrimonio di decori della maiolica caltagironese, la rappresentazione di disegni culminanti nella figura umana.

Dopo di lui e altrettanto lodevole, ricordiamo Andrea Parini che, nel 1931, con l'ammirevole "San Giacomo" realizzò per la prima volta una composizione figurata ed ancora Vincenzo Barletta Lo Monaco, Michelangelo Vassallo, Salvatore Alberghina, Pino Romano, Nino Ragona, Salvatore Montalto, quest'ultimo con ben 38 realizzazioni allestite dal luglio del 1956 a quello del 1982, e tanti altri contemporanei, tutti meritatamente presenti in un elenco destinato a crescere negli anni a venire. 

Una vera “tradizione”

Grazie a questi caltagironesi, fedeli interpreti delle colte tradizioni della città, ogni anno nelle notti di mezza estate, continuiamo ad assistere ad un sogno fiabesco e multicolore che si concretizza con la luce di quattromila fiammelle.
Ma se in tanti si sono avvicendati nell’ideazione dei disegni della luminaria, così talvolta viene chiamata l’illuminazione della Scala, la tradizionale messa in opera, dai tempi di Padre Papale, dà corpo alle fantasie cromatiche dei vari artisti.
Primo capomastro, sul finire del IXX secolo, fu don Ciccio Russo Senior, cui fece seguito fino al 1927 il figlio don Rocco.
Successivamente, e per ben settanta anni l’indimenticabile don Ciccino Russo Junior, figlio di don Rocco, in equipe con i fratelli Giuseppe, Nico e Carmelo e che nel 1997 lascia il testimone al nipote Mario, classe 1959, figlio di Giuseppe e rappresentante della quarta generazione familiare che ha iniziato a farsi le ossa fin dal 1972, dal 2015 al 2016 ad opera del maestro artigiano Enzo Ripullo. E’ un lavoro ricco di piccoli segreti gelosamente custoditi.

 

La preparazione dei “coppi”

gli stoppiniI preparativi per l’allestimento hanno inizio un mese prima – trascurando la composizione dell’oleoso colore verde fatto con il velenossisimo ossido di rame, che per dotarsi di quella particolare lucentezza deve stagionare almeno un anno – e richiedono perizia, entusiasmo, passione.
Bisogna vedere questi uomini che sotto la canicola di luglio preparano con maestria i coppi, incollando con destrezza i vari fogli di carta briglia – un particolare tipo resistente e senza venature in trasparenza, appositamente prodotto da un’antica cartiera di Fabriano dal riciclaggio di stracci – che verranno poi forgiati, uno ad uno, a cilindri dell’altezza di circa cm. 30 e, successivamente colorati con il verde e con il rosso-anilina, mentre nessun trattamento viene eseguito sul coppo di colore bianco destinato, durante l’accensione, ad assumere cangianti riflessi giallo-oro.
Ed ancora, danno stabilità ai cilindri appesantendone il fondo con della terra asciutta, collocano le lucerne di terracotta, dette lumère, al centro della base del coppo per evitarne l’affumicazione, dotano ciascuna lucerna di uno stoppino, u meccu, fatto con fili di cotone, e per ogni allestimento ne occorrono oltre sei chili che vengono importati da una filanda bergamasca, attorcigliato e tagliato a giusta misura.
Scala illuminata coppi p

Infine, trasportano dal luogo del deposito su in cima alla Scala i coppi con grandi assi di legno, adagiati sopra la testa in modo che non vengano a danneggiarsi, mentre solo qualche ora prima dell’accensione si provvede a riempire con la stagnata, recipiente di latta con il becco lungo, le lucerne con tanto olio di oliva che consenta almeno un paio d’ore di illuminazione. L’olio di oliva ha da essere purissimo, e ne bisogna ogni sera circa quattro quintali, per assicurare una combustione priva di fumo, regalando anche all’olfatto degli astanti il singolare profumo delle cose buone di una volta.

 

L’incanto
Il disegno viene tenuto nascosto fino al giorno della sua realizzazione, perché nell’attesa di scoprirne le linee, cresca in città la tensione della sorpresa per i nuovi disegni..
Ed è ogni volta una emozione nuova.
La prima fase preparatoria esterna, all’inizio di luglio, è la predisposizione del reticolo a gesso bianco con una tacca rossa centrale nell’alzata al margine alto di ogni scalino. Sono migliaia, circa otto-nove mila piccoli segni verticali tracciati a distanza di venti centimetri l’uno dall’altro che servono per guidare l’esatta collocazione del coppo.
Così l’apparire lungo la scalinata di questo reticolo che possiamo considerare il primo annuncio delle festività patronali, ancor prima del suono delle campane a distesa e dei tradizionali 21 spari a salve nella mattinata del 23 luglio.
La notte antecedente la luminaria si provvede a disporre i coppi ad uno ad uno lungo la scalinata, come fossero tessere di un grandioso mosaico.
la preparazioneIl disegno cresce gradino per gradino, dall’alto verso il basso, in una composta e ritmica discesa nel tempo massimo di un minuto, un minuto e mezzo per scalino ed alla fine, alle prime luci del mattino, si offrirà maestoso allo sguardo curioso dei primi astanti che in lontananza hanno assistito alle ultime fasi della posa dei coppi, a stirata del disegno, facendo pronostici sull’andamento meteorologico della nascente giornata, ed augurando che qualche inopportuno temporale non guasti irrimediabilmente il lavoro fatto, trascinando i coppi all’Acquanuova.
Prima dell’accensione, nel più rigoroso silenzio, si procede ad un ultimo meticoloso controllo del disegno, a chiamata, facendo la massima attenzione che ci sia un’assoluta rispondenza tra il reticolo del disegno e quello della Scala e per accertare che qualche coppo non sia stato spostato, guastando l’unitarietà del disegno.
Tutte queste operazioni costituiscono la premessa indispensabile per la riuscita della luminaria nel rispetto della secolare tradizione. Si arriva così al magico momento! Una grande folla accalcata in piazza Municipio attende che alle 21,30 venga spento l’impianto elettrico dell’illuminazione della scalinata.
Ultimi patemi d’animo per l’accensione, con il rischio che i coppi possano bruciare ed essere immediatamente sostituiti e per il successo del disegno che richiede maestria ed esperienza nella scelta del soggetto da comporre, in un equilibrato abbinamento tra il numero dei coppi, la composizione dei colori e l’essenziale contrasto fra luci ed ombre.
Una moltitudine di uomini e ragazzi, donne e turisti, si posiziona lungo la scalinata munita di buceddi, steli secchi della infiorescenza di una pianta graminacea, in attesa del fischio del capomastro e nel delirante piacere di ridare con il fuoco ancora altre due ore di fiabeschi sogni alla vecchia luminaria caltagironese.
10532888 333596013464327 3477712257263910596 oNel giro di pochi minuti, nelle magiche notti di una calda d’estate, un serpente fiammeggiante sembrerà illuminare i coppi ed offrire all’ammirazione degli astanti un disegno pazientemente tracciato che si incendierà, brillerà, si farà vivo ed incanterà.
E’ indescrivibile la gioia e lo stupore per il miracolo che puntualmente si rinnova.
Tutti gli occhi sono rivolti verso l’alto per cogliere le sfumature dell’opera mentre i riverberi della luce delle migliaia di vivide fiammelle sui muri delle case che prospettano sulla Scala, offrono una visione ancora più suggestiva, come fossero bagliori d’incendio.
E così che alla meraviglia della Scala, già ricca d'arte per le sue maioliche si aggiunge la magia di un arazzo di fuoco, fiume di tremule luci come d'incanto. “La Scala Illuminata” è inserita nel calendario regionale delle manifestazioni di grande richiamo turistico ed è pertanto cofinanziata dall'Assessorato Regionale del Turismo,dello Sport e dello Spettacolo, con i fondi del Programma Operativo PO FESR 2007-2013 - Asse 3.


Premi e riconoscimenti

La Scala di Santa Maria del Monte è il “gioiello” di Caltagirone e, grazie anche all’attività di promozione dell’Amministrazione comunale, è conosciuta in tutto il mondo. Come testimoniano i tanti riconoscimenti ricevuti, che hanno fatto guadagnare visibilità e “appeal” alla nostra città.
Ecco i principali: ad agosto 2004, una classifica stilata da 100 critici d’arte ed esperti dell’Unione europea colloca la Scala al secondo posto in Italia e all’ottavo in Europa fra le scalinate più apprezzate; a settembre 2004 l’illuminazione monumentale permanente realizzata dall’Amministrazione si colloca al secondo posto al concorso internazionale “City people light award 2004”; a luglio 2005, un’indagine su un campione di mille appassionati, rivela che Santa Maria del Monte è al terzo posto fra le location ideali per la fiction. Senza dimenticare che, nel 2005 e 2006, la nostra Scala è stata scelta per rappresentare la Sicilia nella campagna promozionale dell’Isola nel mondo.

 

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